Claudio, l’amore che resta in viaggio

Il ricordo di Elena e Barbara Bozzato e il gesto di una famiglia che, nel dolore, ha scelto di essere vicina alla comunità delle persone con SLA

Un uomo non è la sua ultima pagina.

Claudio Bozzato è stato un marito, un fratello, un uomo innamorato della propria famiglia, del lavoro, dello sport e della vita. Era una persona indipendente, generosa, sempre disponibile. Chi lo ha conosciuto lo ricorda per la gioia con cui affrontava le giornate e per la capacità di condividere con gli altri ciò che amava.

Tra queste passioni c’era il viaggio.

Nel 2017, insieme alla moglie Elena Castellani, Claudio aveva aperto un’agenzia di viaggi a Trieste. Non era soltanto un’attività professionale. Era un progetto costruito insieme, il luogo nel quale trasformare la curiosità per il mondo in itinerari, incontri e partenze da immaginare per tante altre persone.

Claudio ed Elena hanno lavorato fianco a fianco, condividendo entusiasmo, responsabilità e futuro.

Poi sono arrivati i primi disturbi alla voce. È iniziato un lungo percorso di controlli e accertamenti, fino alla diagnosi di SLA a esordio bulbare, ricevuta nel febbraio 2026. La malattia è entrata rapidamente nella loro vita, cambiandone tempi, parole e prospettive.

Claudio è morto nell’estate dello stesso anno, a 57 anni.

Oggi Elena parla di lui come dell’“amore della mia vita”. Racconta il dolore immenso della sua assenza, ma anche la volontà di non lasciare che quanto costruito insieme scompaia con lui.

L’agenzia continuerà. Inevitabilmente diversa, ma ancora attraversata dalla sua presenza: dalle idee che vi ha portato, dalle persone incontrate, dai viaggi immaginati e da ciò che avrebbe desiderato per il futuro.

Anche Barbara, sua sorella, restituisce l’immagine di un uomo che amava profondamente la vita. Lo chiama ancora “fratellone” e ne ricorda la bontà, la disponibilità, l’amore per la famiglia e quella autonomia che era parte essenziale del suo modo di essere.

Sono due voci diverse, quelle di una moglie e di una sorella. Ma entrambe custodiscono la stessa persona e la stessa domanda: come si continua ad amare qualcuno quando non è più possibile averlo accanto?

Non esiste una risposta capace di cancellare il dolore. Esistono, però, gesti che gli impediscono di diventare soltanto assenza.

Per questo Elena, Barbara, i familiari e gli amici di Claudio hanno scelto di raccogliere una donazione in sua memoria e di destinarla ad AISLA. Un gesto nato dal lutto, ma rivolto alla vita degli altri: alle persone che oggi convivono con la SLA, alle loro famiglie e alla possibilità che nessuno debba affrontare da solo la malattia e ciò che essa porta con sé.

La donazione non colma un’assenza e non pretende di farlo. Trasforma però il ricordo in vicinanza, il nome di Claudio in una presenza che raggiunge altre persone.

La comunità di AISLA accoglie questo gesto con gratitudine e rispetto. Ma, soprattutto, accoglie Claudio per ciò che è stato: non una diagnosi e nemmeno il modo in cui la sua vita si è conclusa, ma una biografia piena di legami, passioni, lavoro e amore.

Resta il viaggio iniziato con Elena.

Resta la voce di Barbara che continua a chiamarlo fratello.

Resta ciò che Claudio ha seminato nelle persone che gli hanno voluto bene.

E resta l’amore, che non può cambiare ciò che è accaduto, ma può continuare a dire chi era.

«Riposa in pace Claudio, con tutto l’amore che posso».

AISLA abbraccia Elena, Barbara e tutta la famiglia di Claudio, assieme agli amici, custodendone il ricordo insieme alla propria comunità.

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