Sotto lo stesso cielo, sopra il mare

Una storia d’agosto, tra la vita che cambia e quella che resiste

Sul ponte della nave, il vento muove piano i capelli di Maddalena. Enzo la guarda. Sorride.
Luca li raggiunge con due caffè. Il mare, sotto, è un tappeto azzurro che si srotola verso l’orizzonte. Davanti a loro, Santorini. Dietro di loro, trent’anni di matrimonio. Dentro di loro, la vita. Anche con la SLA.

Non è stato semplice partire. “All’inizio c’era un po’ di timore,” racconta Enzo. “Con la SLA non sai mai se tutto andrà per il verso giusto.” Ma la voglia di esserci, di condividere, ha avuto la meglio. La nave era accessibile in ogni dettaglio, il personale attento, il viaggio ben organizzato. Le cabine spaziose, il balcone affacciato sul mare, l’accoglienza fatta di gesti semplici e pensati: come due bottiglie di spumante trovate all’arrivo. Segni di cura, non di favore.

E poi c’era lui, Francesco, amico e marinaio, che la SLA la conosce bene e ha saputo trasformare ogni ostacolo in opportunità. Con naturalezza. Con cuore. Rendendo possibile un sogno che sembrava troppo complicato. Sette giorni di navigazione, partendo da Civitavecchia e toccando Mykonos, Kuşadası, Santorini e Napoli. Non una fuga, ma un modo per dire: ci siamo ancora, insieme. E vogliamo esserci bene.

A bordo, una serata speciale: trent’anni di vita condivisa, celebrati con una torta a sorpresa, tra gli amici di sempre. Maddalena lo dice con semplicità: “Stupendi, questi trent’anni. Nonostante tutto. Sempre insieme. Per la vita.”

Durante la sosta a Santorini, tutti sono scesi per l’escursione. Tutti, tranne Enzo e Maddalena.
Scendere a terra, tra dislivelli e tempi stretti, non era possibile. La malattia, a volte, impone la sua geografia. Ma non per questo cancella la possibilità di stare bene. Anzi.

Quel ponte, rimasto quasi deserto, è diventato il loro belvedere silenzioso. Una terrazza privata sul blu. Hanno ordinato due caffè, si sono presi il tempo. E proprio lì, tra il vento e il silenzio, hanno incontrato il comandante della nave. Un saluto, una foto insieme, un gesto gentile che non era previsto. Ma che resterà.

Non era la Santorini delle cartoline.
Era la loro Santorini. Vissuta da un’altra prospettiva.
Quella della malattia, sì. Ma anche della possibilità.

Questa non è una vacanza qualunque. È un viaggio che racconta una possibilità: quella di vivere ancora, anche nella complessità.

Non come prima. Ma non per questo meno degna.
È la testimonianza che la malattia cambia le forme dell’esistenza, ma non la sua sostanza.
Che si può ancora amare, scegliere, partire.
Se si ha accanto una rete che sostiene e accoglie.
E quella rete, qui, si è concretizzata anche a bordo.

Siamo saliti su una nave MSC Crociere, che ci ha accolti con attenzione e rispetto, rendendo questo viaggio possibile e pieno di significato. Un’attenzione discreta, ma reale, che conferma – ed è giusto ricordarlo – l’impegno di MSC Foundation nella promozione della ricerca sulla SLA e in una visione di responsabilità condivisa.

Perché ogni meta è più bella se raggiunta insieme.
Perché l’amicizia, la condivisione e la cura fanno da bussola, anche quando il mare è incerto.

E allora sì, buon Ferragosto, da AISLA.
Con il cuore pieno di sale, e lo sguardo ancora capace di cercare orizzonti.
Perché la cura è una forma di libertà.
E la libertà, quando è condivisa, non ha bisogno di gambe per andare lontano.
Basta un ponte. Un caffè. Uno sguardo che dice: io ci sono.

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