Quando lo sport crea comunità. A Gabicce Mare una serata dedicata alla SLA e alla Sclerosi Multipla

C’è uno sport che si gioca con miniature e dita, ma che sa costruire relazioni vere, generare solidarietà e accendere riflessioni profonde. È il Subbuteo, protagonista a Gabicce Mare di una serata dedicata alla SLA e alla Sclerosi Multipla che ha riunito professionisti sanitari, associazioni, persone direttamente coinvolte dalla malattia e cittadini.

L’iniziativa, promossa dall’OLD Subbuteo Club “Marchigiani alla Porta” Riviera San Bartolo con il patrocinio del Comune di Gabicce Mare e la collaborazione del Lions Club Cattolica, è nata da una rete di incontri e relazioni che negli ultimi anni hanno avvicinato il mondo del Subbuteo a quello dell’impegno sociale.

“La collaborazione con AISLA nasce da incontri, amicizie e relazioni costruite nel tempo. Da EXPO AID ai contatti sviluppati sul territorio, abbiamo conosciuto persone che ci hanno fatto comprendere quanto sia importante parlare di SLA e sostenere chi vive questa realtà ogni giorno. Come club crediamo che lo sport debba avere anche una funzione sociale: creare occasioni di incontro, favorire la conoscenza e contribuire a costruire una comunità più attenta e inclusiva”, ha raccontato il presidente del Club, Gabriele Caimano. A favorire questo dialogo è stata anche la presenza del giornalista di Avvenire Massimiliano Castellani, moderatore dell’incontro, che da anni racconta il tema della SLA attraverso interviste, approfondimenti e testimonianze provenienti dal mondo dello sport e del calcio.

Per il club marchigiano, che da anni riunisce appassionati e giocatori della Riviera del San Bartolo, il Subbuteo rappresenta molto più di una passione. Accanto ai tornei e alle attività sportive, il gruppo ha scelto infatti di affiancare un impegno concreto a favore della comunità, sostenendo nel tempo progetti e associazioni impegnate in ambito sanitario e sociale. Dall’Istituto Oncologico Romagnolo al progetto “Never Give Up” di Veronica Lisotti, dall’associazione “La Prima Coccola” di Cattolica all’Assodiabetici di Pesaro-Urbino, fino ai progetti dedicati ai giovani con disabilità psicomotorie, il filo conduttore è sempre stato quello della solidarietà.

Quest’anno l’attenzione si è concentrata sulle malattie neurodegenerative. La tavola rotonda organizzata alla vigilia del torneo nazionale di Subbuteo, ospitato il giorno successivo a Gabicce Mare, ha rappresentato un’importante occasione di informazione e sensibilizzazione, accompagnata da una raccolta fondi a sostegno delle attività sociali.

L’incontro ha affrontato il tema delle conseguenze che SLA e Sclerosi Multipla producono nella vita delle persone e delle loro famiglie. Malattie che non incidono soltanto sulla salute, ma modificano profondamente la quotidianità, gli equilibri familiari, il lavoro, le relazioni e l’organizzazione della vita di ogni giorno.

A offrire una lettura clinica e assistenziale sono stati il dottor Giuseppe Stipa, Dirigente di Neurofisiopatologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, e la dottoressa Michela Coccia, Direttore del Centro Clinico NeMO Ancona, che hanno approfondito il tema della presa in carico multidisciplinare e dell’accompagnamento delle persone lungo il percorso di malattia.

Accanto alle competenze professionali hanno trovato spazio le testimonianze dirette. Rita Bianco, Presidente dell’Associazione Cuore Impavido, ha condiviso l’esperienza vissuta accanto al marito colpito dalla SLA, offrendo uno sguardo autentico sul valore della cura e della vicinanza. Ivan Cottini ha raccontato come la danza continui a essere per lui uno strumento di espressione e speranza nonostante la Sclerosi Multipla, mentre Stefano Turchi ha portato la propria esperienza di vita con la SLA, testimoniando la forza che nasce dalla condivisione e dal sostegno reciproco.

Il dialogo con il pubblico, la partecipazione attenta della comunità e la qualità degli interventi hanno confermato quanto sia importante creare spazi di confronto capaci di unire informazione scientifica, esperienza umana e coinvolgimento civile.

Per AISLA, iniziative come questa rappresentano molto più di un momento divulgativo. Perché ogni comunità che sceglie di conoscere diventa una comunità più accogliente, più consapevole e più vicina a chi affronta la malattia.