Giuseppe e Barbara: la forza dell’amore, la Sla e il nostro sogno di matrimonio

Ebbene si io e Giuseppe siamo riusciti a sposarci! Dico questo perchè purtroppo abbiamo dovuto rimandare il matrimonio di un mese per uno “scherzetto” di Giuseppe che lo ha portato ad un ricovero d’urgenza in ospedale di 18 giorni proprio nella settimana in cui si sarebbe dovuto celebrare … ma ora siamo qui a parlarne, con le fedi al dito, felicemente sposati.

Il matrimonio è stato bellissimo, carico di emozioni e di amore e partecipazione da parte delle persone che abbiamo voluto vicine.

Ci conosciamo da molti anni e conviviamo dal 2019 quando Giuseppe, malato dal 2016, ha iniziato ad aggravarsi. Giuseppe ed io condividevamo diverse passioni, tra le quali quella per il ballo che ci ha portato a conoscerci. Lui era un provetto ballerino ed insegnante di ballo oltre che titolare di un’attività commerciale. Avevamo anche la passione per i viaggi, la natura e gli animali.

Quasi subito abbiamo affrontato la malattia giorno per giorno cercando di cogliere il positivo, guardando poco al negativo, e reinventandoci ogni giorno con il sorriso e la gioia di vivere e stare insieme. Certo non sono mancati e non mancano i momenti di sconforto, ma poi INSIEME rapidamente ci risolleviamo.

La nostra quotidianità è indubbiamente cambiata, ma è tutto sommato serena. Io lavoro come medico nucleare, esco al mattino e torno alle 17 quando sostituisco per il resto del pomeriggio e la notte il nostro badante che è con noi dall’inizio della malattia. Nel periodo estivo, qualche volta, se Giuseppe se la sente, usciamo e facciamo qualche giretto a piedi dell’isolato da soli o con gli amici che, da subito, sono stati presenti.

Sino a qui sembra tutto “non male” nonostante una malattia così tremenda, ma non sono mancati momenti di grande sconforto e paura. Il sospetto diagnostico e la successiva conferma della diagnosi di SLA furono devastanti soprattutto per me, medico, che fin da subito capii la gravità della situazione e sentii fortemente la necessità di proteggere Giuseppe fintanto che la diagnosi non fosse diventata definitiva.

Inizialmente, abbiamo sofferto tanto, a volte pianto, perché ci sentivamo impotenti e soli ad affrontare una malattia così grave che “ogni giorno, come diceva Giuseppe, ti porta via qualcosa e non te lo restituisce più”. Il conforto è arrivato quando abbiamo conosciuto AISLA e ci siamo resi conto di non essere soli, ma di poter contare su “persone che aiutano persone” e di poter così ricevere, dare, ma soprattutto condividere.

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma vorremmo concludere portandovi il nostro duplice messaggio che da soli non si va da nessuna parte e che dove c’è amore c’è vita e che l’amore vince su tutto.

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