Il cammino materano degli amici di Carlo

Conosciamo Carlo da sempre.
Abbiamo giocato molto insieme, da piccoli.
Da grandi ognuno si è fatto la sua famiglia e ci si vede in paese ogni tanto.
Carlo si è ammalato di SLA.
Lui, la sua famiglia, Valentina sua moglie, sono persone speciali.
Si capisce da come affrontano le avversità, dai loro visi, dai sorrisi.
Impossibile restare indifferenti.
Cosi quando ci siamo trovati con altri 8 amici per affrontare la via Peuceta del Cammino Materano,
è stato facile decidere di portate Carlo con noi.
Il nostro pellegrinaggio avrebbe avuto un undicesimo compagno che da casa ci avrebbe seguito con il cuore.

La partenza è stabilita per le 6 del mattino del sabato 10 ottobre ’20 dalla piazza di Sarezzo verso l’aeroporto di Orio al Serio, atterreremo a Bari.

La sera prima della partenza arriva la notizia che il figlio di Edda e Mauro ha la febbre.

In tempo di Covid non ci si può mettere in viaggio senza essere certi del proprio stato di salute, così, Edda e Mauro, decidono di rimandare la partenza a dopo l’esito del tampone.

1° BARI – BITETTO  L’addio al  mare

Partiamo un po’ mesti.

Si atterra verso le 10 e senza uscire dall’aeroporto prendiamo il treno per Bari. Arriviamo accolti da uno splendido sole caldo, in una città dal centro storico animato: nelle viuzze le donne preparano le orecchiette aprendo le loro cucine agli sguardi dei passanti. Visitiamo una chiesa bellissima di Bari vecchia: è la cattedrale di San Sabino, nei pressi della fortezza normanno-sveva. Quindi ci portiamo presso Il monumento più significativo dello stile romanico pugliese è la basilica di San Nicola, tempio del XII secolo. Ogni volta che si incontra un luogo speciale mandiamo la fotografia a Carlo, abbinata da una breve didascalia: 

Carlo è sempre lì, risponde, manda emoji con il pollice alzato, fa commenti: è dei nostri. Entriamo in cattedrale dove si sta svolgendo un matrimonio. Quindi facciamo una puntatina verso il mare a due passi dalla Cattedrale, il blu del mare è talmente intenso che si fatica a credere di essere nel mese di ottobre. 

Dopo un veloce spuntino a base di taralli, olive e focaccia ci avviamo alla ricerca del simbolo del Cammino Materano, una spiga di grano stilizzata, il giallo e il verde sono i suoi colori. Questo simbolo ci avrebbe accompagnati per tutti i 160 Km del percorso. 

Si parte.

Nello zaino tutto il necessario per la settimana, in realtà non ci aspettavamo una temperatura cosi elevata, ci vediamo costretti a metterci in canottiera e sandali. La periferia di Bari non aspettava visite. Troviamo il percorso costellato da rifiuti e grande incuria, avevamo letto sulla guida che la prima tappa, 17km, non è particolarmente apprezzabile, abbiamo incontrato altre persone che hanno intrapreso la nostra stessa avventura: sono tutti piuttosto critici. Attraversiamo distese di ulivi, carichi di frutti, i campi sono delimitati da muretti a secco che troveremo in tutta la Puglia. Facciamo la conoscenza con un gentile signore di Bitetto che ci racconta di aver fatto il militare a Brescia, ha voglia di chiacchierare, ci accompagna all’ingresso del nostro alloggio il B&B “Dei nobili” sono circa le 18. La cena si svolge presso l’alloggio, una cena frugale. 

Quindi si esce a visitare il paesello prima di fare le nanne. 

2° BITETTO – CASSANO DELLE MURGE La foresta di ulivi

Alle 8 e 30 siamo in strada direzione Cassano delle Murge, la tappa è di 25km, si parte dalla suggestiva cattedrale romanica dedicata a San Michele Arcangelo, troviamo subito le tracce per il cammino, acquistiamo qualche oliva un po’ di frutta per il pranzo. Mentre sistemiamo il cibo nello zaino un taxi ci affianca, siamo stati raggiunti da Edda e Mauro che ce l’hanno fatta: sono finalmente con noi. Fabio, il loro figlio sta meglio, fortunatamente il tampone è negativo. Uliveti, mandorleti e vigneti, tingono le vaste distese della piana nelle quali sorgono antiche masserie, trulli e muretti a secco che testimoniano l’antica vocazione agricola di questo territorio. È questo il paesaggio che accompagna il viandante per i successivi 20 km durante i quali si assiste ad una progressiva salita verso l’altopiano della Murge il cui gradone roccioso si staglia nettamente all’orizzonte negli ultimi chilometri della tappa, che si conclude nel centro storico di Cassano delle Murge. Siamo accolti da Stella, la gentilissima ragazza che gestisce il B&B le dimore di Garibaldi che ha aperto il bar per noi, ci mette tra le mani un bicchiere di birra fresca e con allegria ci mostra i nostri alloggi. Siamo sorpresi scoprendo la bellezza della nostra sistemazione. La cena si svolge in compagnia di Anna, una graziosa fanciulla che con semplicità ci porta a tavola un sacco di leccornie lucane: a base di funghi cardoncelli, melanzane, olive fritte, accompagnate dalla “puccia” una focaccia deliziosa, il tutto bagnato con dell’ottimo vino locale. Siamo presso il ristorante Vecchio Arco. Felici e rifocillati restiamo ancora più sorpresi guardando lo scontrino: abbiamo mangiato come lupi per soli 16 € a testa.

3° CASSANO DELLE MURGE – SANTERAMO IN COLLE I boschi dei briganti

Ci svegliamo con la pioggia, ma non si molla, durante la colazione cerchiamo una persona gentile che ci alleggerisca gli zaini portando una parte del nostro carico all’alloggio dove siamo destinati. In meno di cinque minuti troviamo il gentilissimo sig. Rocco che risolve immediatamente il nostro problema. La tappa ha inizio dal centro storico di Cassano delle Murge per poi svolgersi prevalentemente all’interno del Bosco di Mesola: il bosco ha un elevato valore vegetazionale per la presenza di esemplari arborei notevoli come la roverella, il leccio e degli arbusti tipici della macchia mediterranea come la ginestra, il cisto marittimo, la quercia spinosa, il mirto. Pochi chilometri e la pioggia si dirada: il cielo si apre. Verso le 11 ci fermiamo alla masseria Ruotolo per un caffè, dove viviamo un momento in compagnia di Luciano, il proprietario, che con la maestria di un attore consumato ci porta attraverso la storia millenaria di questi boschi. Facciamo la conoscenza delle famose cinte senesi, animali stupendi che Luciano chiama per nome uno ad uno come se fossero suoi familiari. Lungo il cammino si susseguono tutti gli scenari tipici del paesaggio murgiano: creste rocciose, cavità carsiche, dolci pendii, campi di grano e brulli pascoli. Un luogo dove l’azione della natura si mescola e convive con quella millenaria dell’uomo che ne ha plasmato e alterato le forme. Verso la fine della tappa piove insistentemente, siamo bagnati e stanchi, 22 km abbastanza impegnativi. A Santeramo in colle alloggeremo presso l’ostello Mamrè, un ex seminario, grandissimo. Abbiamo bisogno di scaldarci. Durante la cena, presso il ristorante Donna Costanza, siamo raggiunti dall’amico Giuseppe, il referente di tappa del cammino materano. Ci illustrata le motivazioni della nascita di questo percorso. È molto interessato alla storia di Carlo e al nostro benessere nello svolgimento del cammino. Gli siamo grati.

4° SANTERAMO IN COLLE – ALTAMURA La strada medievale

Ci incamminiamo dal centro storico di Santeramo in Colle ed attraverso una serie di contrade si penetra lentamente nel cuore dell’Alta Murgia, una delle più importanti aree steppiche d’Italia, digrada dolcemente verso la città federiciana di Altamura, punto d’arrivo della tappa: 26 Km. Durante il tragitto facciamo la conoscenza delle ragazze di Trento, 9 camminatrici di cui una aveva avuto un lutto recente: il marito è morto di SLA. Hanno ascoltato con attenzione la storia di Carlo e molto volentieri gli hanno inviato un saluto. Abbiamo pranzato presso la masseria Scarola, ci hanno offerto un’ottima zuppa di cicerchia e formaggi prodotti dalle loro capre e mucche. Arriviamo appena bagnati da qualche goccia di pioggia. Il nostro appartamento è comodo e accogliente. Al ristorante “Pein Assut” incontriamo tutti gli amici che stanno camminando con noi, manco ci fossimo messi d’accordo, il simpatico ristoratore ci lascia sul tavolo un innaffiatoio per piante pieno di “Padre Peppe” l’amaro speziato tipico di queste parti. Come alle altre cene: siamo imbarazzati dall’importo che vediamo sullo scontrino: la vita in Puglia è decisamente meno cara che in Lombardia.

5° ALTAMURA – GRAVINA IN PUGLIA Gli antichi tratturi

Partiamo dalla maestosa cattedrale romanica di Santa Maria Assunta. Si attraversa l’incantevole centro storico di Altamura costituito da un dedalo di stretti vicoli e piccole piazzette denominate “claustri” all’interno del quale si percepisce costantemente il piacevole profumo del pane cotto in antichi forni di pietra: è il famoso pane di Altamura, realizzato con semola di grano duro dell’Alta Murgia, e rinomato fin dal Medioevo. Superata la città, tra la Murgia e la Fossa Bradanica, il paesaggio si estende a perdita d’occhio su vaste distese coltivate a grano e seminativi (lupino, cicerchia, avena). Si giunge a Gravina in Puglia attraverso una piccola macchia di bosco e una strada lastricata che conduce alle porte della città. 20km. La nostra combriccola ha già praticato diversi cammini, il cammino invita al canto, così abbiamo inviato a Carlo la registrazione del canto “La strada” di Claudio Chieffo. Mentre cantiamo i nostri cuori si uniscono. Giungiamo a Gravina piuttosto presto, poco prima di entrare in paese troviamo una bottiglia appesa ad un muro dove siamo invitati ad esprimere un desiderio ed inserirlo nella bottiglia: ovviamente il nostro pensiero va al nostro amico, a casa, che ci aspetta. Il paese di Gravina è bellissimo. Tra le altre bellezze troviamo la prima chiesa rupestre dedicata a S.Michele, inserita in un contesto mozzafiato. Il nostro alloggio è al B&B “Opera”. 

6° GRAVINA IN PUGLIA – PICCIANO Il bosco scomparso

Il mattino lasciamo la città alle spalle attraversando l’affascinante ponte acquedotto in pietra, risalente al ‘700, che collega scenograficamente le due sponde del burrone, e che permette di raggiungere il pianoro della Madonna della Stella da dove è possibile godere di una notevole vista della città di Gravina e del suo habitat rupestre. Una stradina acciottolata conduce alla collina di Botromagno, luogo del primo insediamento antropico, risalente all’età Neolitica. Incontriamo tante persone nei prati che cercano i famosi funghi cardoncelli. Nel bosco che porta verso Picciano abbiamo una dolorosa disavventura: alcuni del nostro gruppo vengono punti da calabroni. Lo spavento è grande ma senza conseguenze particolarmente drammatiche. Nel pomeriggio siamo raggiunti dalla pioggia. Attraversando i campi arati scopriamo la difficoltà di marciare con il fango, il quale crea uno strato appiccicoso sotto le suole rallentando notevolmente il cammino. Nonostante le avversità giungiamo al santuario di Picciano, al trentesimo chilometro. Siamo raggiunti da Maria Laura che ci porta alla masseria “la Fiorita”. Qui troviamo un alloggio spartano ma confortevole dove viviamo una cena all’insegna della coltivazione e allevamento biologico, Maria Laura ci fa scoprire la bellezza della loro scelta di vita. Per colazione assaggiamo, tra le altre leccornie, la spremuta di melograno, biscotti e torte fatte in casa, ci riempiamo gli zaini di melograno che consumeremo durante il cammino.

7° PICCIANO – MATERA Una meta millenaria

Ci attendono gli ultimi trenta chilometri, Matera è a pochi passi da noi, tuttavia la tappa implica un giro che include la visita del lago di S.Giuliano. La prima sosta presso il vecchio frantoio di una masseria abbandonata, dove gustiamo i melograni. Quando raggiungiamo il lago ci concediamo un break per il pranzo. Giungiamo a Matera sotto la pioggia, dopo una lunga salita siamo un poco scoraggiati. Ma lo scoramento dura poco: un raggio di sole buca le nuvole e sopra le nostre teste scorgiamo un meraviglioso arcobaleno, che ci accompagnerà fino a che non raggiungiamo i famosi sassi. L’entusiasmo ci riempie i cuori e siamo davvero felici. Arriviamo alla cattedrale dedicata a Maria Santissima della Bruna dove completiamo i timbri sulle credenziali e riceviamo il testimonium, una specie di attestato per coloro che portano a termine il cammino. Abbiamo la credenziale di Carlo, non vediamo l’ora di consegnargliela quando giungeremo a casa. Il nostro alloggio è proprio nel cuore della Matera vecchia il balcone si affaccia sul Sasso Caveoso. La sera ci concediamo una pizza da Mario. Il mattino abbiamo l’appuntamento con Grazia, la nostra guida, che ci accompagnerà in un viaggio appassionato nella storia di questa città così affascinante e discussa. Visitiamo anche alcune chiese rupestri e delle abitazioni nei sassi per capire come si svolgeva la vita a Matera fino agli anni 60. Anche Grazia, la nostra guida, desidera conoscere la storia di Carlo e il significato delle nostre magliette, siamo ben contenti di inviare a Carlo i saluti da questa bellissima città.

Una vacanza all’insegna della semplicità.

Siamo lieti dell’esito del nostro cammino perché oltre al piacere di vivere dei bei momenti siamo stati ambasciatori di AISLA. 

 Edda, Mauro, Luciano, Elena, Luisella, Cinzia, Corrado, Sergio, Alberto e Tecla e con noi Carlo.