Piano nazionale della cronicità (PNC)

Il mondo della cronicità è un’area in progressiva crescita che comporta un notevole impegno di risorse, richiedendo continuità di assistenza per periodi di lunga durata e una forte integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali e necessitando di servizi residenziali e territoriali finora non sufficientemente disegnati e sviluppati nel nostro Paese.

Il Piano nazionale della Cronicità (PNC) nasce dall’esigenza di armonizzare a livello nazionale le attività in questo campo, proponendo un documento, condiviso con le Regioni, che, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali, individui un disegno strategico comune inteso a promuovere interventi basati sulla unitarietà di approccio, centrato sulla persona ed orientato su una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza. Il fine è quello di contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche, riducendone il peso sull’individuo, sulla sua famiglia e sul contesto sociale, migliorando la qualità di vita, rendendo più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza e assicurando maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini.

Struttura del Piano

Il documento si compone di due parti: la prima contiene gli indirizzi generali per la cronicità, mentre nella seconda si trovano approfondimenti su patologie con caratteristiche e bisogni assistenziali specifici.

Nella prima parte vengono indicati la strategia complessiva e gli obiettivi di Piano, proposte alcune linee di intervento ed evidenziati i risultati attesi, attraverso i quali migliorare la gestione della cronicità nel rispetto delle evidenze scientifiche, dell’appropriatezza delle prestazioni e della condivisione dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA). Inoltre viene approfondita la parte relativa alla cronicità in età evolutiva.

Nella seconda parte il Piano individua un primo elenco di patologie croniche, per la maggior parte delle quali al momento non esistono atti programmatori specifici a livello nazionale, individuate attraverso criteri quali la rilevanza epidemiologica, la gravità, l’invalidità, il peso assistenziale ed economico, la difficoltà di diagnosi e di accesso alle cure.

Esse sono:

  • malattie renali croniche e insufficienza renale;
  • malattie reumatiche croniche: artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva;
  • malattie intestinali croniche: rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn;
  • malattie cardiovascolari croniche: insufficienza cardiaca;
  • malattie neurodegenerative: malattia di Parkinson e parkinsonismi
  • malattie respiratorie croniche: BPCO e insufficienza respiratoria;
  • insufficienza respiratoria in età evolutiva
  • asma in età evolutiva
  • malattie endocrine in età evolutiva
  • malattie renali croniche in età evolutiva

Per ciascuna il Piano prevede:

  1. un sintetico inquadramento generale (definizioni, dati epidemiologici, caratteristiche generali dell’assistenza);
  2. un elenco delle principali criticità dell’assistenza;
  3. la definizione di obiettivi generali, specifici, la proposta di linee di intervento, di risultati attesi e di alcuni indicatori per il monitoraggio.

Fonte: www.salute.gov.it 22/12/2016

 

Sviluppo del Piano da parte delle Regioni.

Un anno dopo la sua approvazione, in un articolo pubblicato dal Il Sole 24 Ore viene analizzata la messa a punto del piano da parte delle Regioni. Solo Puglia e Umbria hanno approvato il Piano Regionale Cronicità, mentre altre Regioni (Lombardia, Toscana, Emilia e Veneto) che partono già da modelli di presa in carico da affinare.

L’infografica allegata spiega inoltre quali sono i cambiamenti che dovranno attuare tutti gli attori fondamentali del SSN: le Regioni, i medici di medicina generale (MMG), l’industria farmaceutica e le farmacie. Il cittadino, il primo portatore di interesse, è il protagonista del percorso di cura che deve essere costruito tenendo conto della sua individualità e dei suoi bisogni, attraverso la valutazione multidimensionale da parte ed insieme ad un équipe multiprofessionale. Lo snodo cruciale del cambiamento è, appunto, l’utilizzo dei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali). E’ fondamentale che le Regioni istituiscano le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) e le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) quali forme organizzative della medicina convenzionata, integrata con personale dipendente del SSN, con il compito di perseguire gli obiettivi di salute definiti dall’Azienda sanitaria e dal Distretto.

 

Lo stato dell’Arte

Mediante la seguente cartina interattiva è possibile consultare, regione per regione, il recepimento della normativa nazionale e i piani regionali di cronicità. Per velocità di lettura si possono distinguere in VERDE le regioni che hanno approvato il piano.

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