Testimonianze di malati della Sardegna e di alcuni loro familiari
raccolte in preparazione del convegno di Cagliari del 19/06/2010
dal titolo: "Con-Vivere la Sla"
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LA TESTIMONIANZA DI SUSANNA CAMPUS

Ciao Giuseppe, finalmente riesco a scriverti perchè sono stata ricoverata d'urgenza in rianimazione, ho avuto
una forte emorragia dalla trachea e in seguito si è formata una massa nei
bronchi e si prospettava l'idea di un intervento. poi fortunatamente uno dei
rianimatori è riuscito a frantumarla e mi sono salvata dall'operazione ma parte
di tutta schifezza, è andata nei polmoni provocandomi la broncopolmonite.
questa volta me la sono vista proprio brutta. poi per concludere l'opera ero
senza connessione internet, perchè il gestore con cui ero è fallito quindi ho
dovuto fare un contratto nuovo. adesso posso finalmente comunicare. ti
ringrazio per lo spazio che mi date al
convegno.
sono Susanna e anche quest'anno voglio
partecipare con questo mio scritto a questa importante manifestazione. Noi
malati di sla, ogni tanto, dobbiamo affrontare qualche dura prova
ma la nostra tenacia ci fa reagire con forza. A questo proposito vorrei
sottolineare che per noi malati è molto importante il supporto della famiglia
ma anche di tutti coloro che col loro lavoro ci permettono di vivere meglio, ad
iniziare dai medici ed infermieri delle rianimazioni e anestesie che con la
loro professionalità e il loro calore umano ci permettono di vivere
dignitosamente. Senza dimenticare il supporto delle assistenti OSS che danno un
gran contributo alle famiglie. A questo proposito invito caldamente le
istituzioni a potenziare le ore di assistenza a traverso la legge 104 e la
legge regionale 162 perché in questo modo le famiglie, che devono affrontare
tutta una giornata ad assistere un malato di sla, siano, almeno
un po', alleggerite in un compito così gravoso. Purtroppo questa malattia è in aumento e la Sardegna ha un triste
primato, quello di avere il maggior numero di malati; quindi ritengo che la
regione abbia il compito di agevolare le famiglie e soprattutto far si che noi
malati possiamo affrontare la sla nella maniera più dignitosa
possibile, senza dover “elemosinare” ore di assistenza. Con queste mie righe
voglio ringraziare il Dottor Vidili e gli infermieri che mi hanno permesso di
realizzare qualche mio sogno, come partecipare ai matrimoni dei miei nipoti e
rivedere il mare in varie occasioni e anche partecipare alla partita che si è
svolta in ottobre a Codrongianos per raccogliere fondi a favore dei malati di sla.Per tutti è un gioco poter decidere di uscire ma per noi malati c'è
bisogno di molti preparativi e organizzare il tutto non è per niente semplice.
Inoltre vorrei ringraziare Giuseppe e i suoi fratelli per l'impegno che mettono
per aiutare noi e i nostri familiari e soprattutto per avermi permesso, in
questa maniera, di partecipare a questo incontro. Ma un grazie particolare e
affettuoso va a mia madre e mie sorelle che ogni giorno, ogni ora e minuto
della giornata mi sono accanto, instancabili e amorevoli in tutte le cose che
fanno per me.
E ringrazio tutti voi che ancora una volta mi
avete ascoltato.
Susanna Campus
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LA TESTIMONIANZA DI PATRIZIA E NATALINO SANNA
SLA :
Piccola parola ma grande prova da affrontare, circa due anni
fa la malattia è entrata a far parte della vita di Natalino.
Una malattia da noi tutti sconosciuta con la quale pian
piano, con l' aiuto dei neurologi ( Dott. Borghero e Dott. Mascia ) e il
supporto morale dell’associazione AISLA ( Giuseppe Lo Giudice e M. Grazia
Mosso) abbiamo iniziato a convivere.
La malattia è una grande prova di vita e di forza, ma
Natalino con la sua voglia di vivere sta cercando di combatterci giorno
per giorno. La famiglia, la moglie i figli, i fratelli e rispettivi, i
genitori e parenti gli stanno vicino dandogli forza per andare avanti,
per non mollare mai perchè chi molla è perduto.
Natalino è una persona che ha sempre avuto una vita
molto attiva, fatta di amore per il mare, per la campagna, per il suo
lavoro e naturalmente per la famiglia. Lui spera nella ricerca scientifica, che
al più presto possa arrivare a una soluzione, e nello Stato che non
abbandoni i malati perché hanno bisogno di aiuti costanti 24 ore su 24
perché la famiglia non ha le forze necessarie per adempiere a tutte le
necessità del malato.
Patrizia Sanna
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LA TESTIMONIANZA DI LUIGI GIRAU

Buongiorno a tutti sono Luigi ho 49 anniabito a Decimomannu. La mia avventura inizia nella calda estate del 2006 con
disturbi al menisco sinistro con conseguente intervento e continui cicli di
fisioterapia, ma non riuscendo a recuperare la funzionalita' dell'arto, mi
consigliarono di approfondire con ulteriori esami. Dopo un ricovero
all'ospedale San Giovanni di Dio seguito dal Dott. G. Borghero, mi fu
diagnosticata la malattia dei motoneuroni, conoscevo parzialmente il decorso di
questa malattia ma non i sintomi iniziali, quindi decisi di contattare il
Policlinico Gemelli di Roma, dove ebbi un colloquio col Dott. M. Sabatelli
specialista in malattie rare, il quale mi confermò la diagnosi, ovvero la
sclerosi laterale amiotrofica. Non nego che per me e per chi mi sta intorno sia
stata una lieta notizia. Da allora fu un susseguirsi di viaggi. Lo stesso Dott.
Borghero mi propose di far parte ad una sperimentazione della durata di 18
mesi, presso l'ospedale Molinette di Torino, dovendomi recare un giorno al mese
per i dovuti controlli. Poi non trovando una struttura adeguata che potesse far
fronte ad una specifica fisioterapia e determinate analisi, decisi di optare
per le strutture ospedaliere del nord Italia. Nel Novembre del 2007 la prima tappa fu al Maugeri di Pavia con una degenza di 45 giorni
seguito da un equipe medica e fisioterapica al quanto preparata.
Successivamente fù la volta del Centro Clinico Nemo presso l'ospedale Niguarda
di Milano, con due ricoveri in diversi periodi. Al primo ricovero nell'ottobre 2008 mi fu posizionata una
peg per potermi alimentare. Nel Febbraio 2009 ebbi i primi problemi respiratori
con un ricovero presso i servizi di rianimazione dell'ospedale Marino di
Cagliari, nello scorso Luglio i problemi aumentarono al punto di prendere un
importante decisione della mia e per la mia vita, ossia quella di affrontare
l'intervento di tracheotomia. Attualmente faccio parte di un progetto di
ospedalizzazione domiciliare dove l'equipe del Dottor Castaldi e i servizi
territoriali asl mi seguono costantemente rassicurandomi ed intervenendo per
qualsiasi situazione si ponga e con la programmazione Day Hospital per i
controlli clinici attinenti al mio caso si limitano i ricoveri alle urgenze
estreme. Grazie a questo progetto non sono più costretto ad affrontare viaggi
diventati ormai per me molto faticosi. Premetto che sono e sarò sempre a favore
della vita in qualsiasi modo essa si presenti e che a mio parere va vissuta con
dignità, intelligenza e responsabilità. In questa avventura di vita ho sempre
avuto al mio fianco mia moglie Tiziana, mio figlio Matteo, la mia
insostituibile assistente Franca, nonché mia cognata, che non finirò mai di ringraziarla per le sue attenzioni e
la sua infinita pazienza e naturalmente tutta la famiglia che mi colma di
affetto, parte fondamentale della mia serenità, senza dimenticare gli amici
sempre presenti che non si sono dimenticati di me, anzi aumentano sempre più e
mediante un sintetizzatore vocale posso comunicare in casa e con il mondo
esterno grazie all'avanzata tecnologia moderna. Con l'occasione ringrazio Aisla
Sardegna per il suo lavoro e per avermi dato l'opportunità di esprimere le mieriflessioni.
Un caro saluto da Gigi. Grazie a tutti.
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LA TESTIMONIANZA DI MARIO CARTA
Amici,
questa malattia mi ha colto di sorpresa perché inizialmente mi ha fatto
zoppicare con il piede destro. Fatto che avevo attribuito al frequente cambio
di scarpe che usavo per le varie attività durante la giornata perché non avevo
alcun dolore.
Un giorno ho provato a rincorrere il cane e
non riuscivo a muovere le gambe come sempre, i piedi si accavallavano ed io
cadevo ad ogni passo. Allora ho iniziato la trafila dei controlli, serenamente,
sopportando la dolorosa tortura dell’elettromiografia, primo vero dolore fisico
dovuto alla malattia.
Dall’esame si è visto che oltre ai muscoli
delle gambe erano interessati anche gli arti superiori. Nonostante questo io ho
continuato ad andare a lavoro anche perché ciò non richiedeva particolare
sforzo fisico.
Gli
anni successivi ho frequentato con successo vari corsi d’inglese, ed ho
continuato a lavorare, anche se ero costretto nella carrozzina.
L’ultimo anno si sono bloccate anche le
braccia e le mani, tanto da non riuscire più a scrivere, ad usare la tastiera
del computer.
Per
fortuna, mia moglie e i figli, fanno le cose per me, anche rigirarmi la notte
nel letto, con grande stress per tutti perché la mattina si deve andare tutti a
lavoro.
Loro
non mi fanno pesare questo sacrificio però io mi accorgo che la situazione non
è facile, tutti i giorni stare appresso alle mie esigenze anche se io so che lo
fanno volentieri.
Ora
sto preparando la documentazione per andare in pensione perciò, sorge la nuova
esigenza di trovare qualcun altro che stia con me, quando loro vanno a
lavoro.Ciò nonostante, io vado a vedere le partite di calcio ed in giro in
tutti i posti, nei vari supermercati a fare la spesa, per sagre e
manifestazioni varie, ho anche la j.o.b per andare al mare.Bisogna anche fare
qualcosa per distrarsi.
Mi
sono iscritto ad un altro corso d’inglese che dovrebbe iniziare il prossimo
settembre, sperando che ancora mi assista la voce.Poi si vedrà.
Questo
è il mio modo di affrontare la situazione con coraggio e serenità.
Spero
che possa essere d’esempio e d’aiuto anche per altri che si trovano nella
stessa mia situazione.
Un
saluto a tutti e un abbraccio.
Mario
Carta
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LA TESTIMONIANZA DI ANGELO CARBONI

Quando si deve parlare o fare una
testimonianza di fronte a un pubblico che in qualche modo vive o sente la tua
condizione, molti sono i dubbi che ti assalgono.
Centrare il discorso sulla
situazione di salute o sul vissuto quotidiano, potrebbe farlo scadere nel
rischio dell'ovvietà e del "dejà vu", ma anche associarsi al coro di
rivendicazioni potrebbe arrecare un modesto contributo al dibattito. Ognuno di
noi ha una sua propria specificità e umanità che la malattia ha contribuito a
rendere più autentiche, come é anche vero che esigenze e rivendicazioni variano
a seconda dei casi e della appartenenza sanitaria e geografica, in assenza di
un protocollo nazionale che dovrebbe ovviare alle diseguaglianze e disparità,
tipiche della nostra realtà.
Inizierò col presentarmi,
fiducioso che qualcosa scaturirà da queste riflessioni fatte col cuore e
lontane da qualsiasi opportunismo estetico o personale. Mi chiamo Angelo Carboni, 55 anni, vivo a Pattada, sposato, due
figli, e da sei anni sto combattendo alla ricerca di dare stabilità a un
equilibrio, faticoso da conquistare. Da tre anni sono tracheostomizzato.
Come per chiunque viva la mia
condizione, l'irruzione della malattia ha stravolto le nostre vite,
modificandone il corso e obbligandoci a delle scelte che non annichilissero la
situazione familiare.
Sono cresciuto nel profondo
rispetto dei valori della famiglia, solidarietà, condivisione, accettazione,
sostenuti da una fede semplice, piena di limiti ma radicata e, spero,
autenticamente vera.
Fedeltà ad una tradizione ed
eredità di una storia che sin da piccolo avevo respirato in casa: il rapporto
con la sofferenza, le difficoltà che una numerosa famiglia, con i nonni
assistiti amorevolmente sino alla fine, comporta, le privazioni, l'accettazione
di quanto la vita ci riservava e avrebbe concesso.
Fortunatamente anche mia moglie
aveva respirato la stessa realtà e su questi presupposti abbiamo cercato di
fondare l'educazione dei nostri figli.
I primi due anni della nuova vita
passati nel tentativo di mantenere una parvenza di normalità: l'insegnamento al
liceo, sinché gambe e braccia permettevano il seppur minimo movimento, la
campagna, l'utilizzo del tempo senza sprecarne un attimo, la decisione di
mettere a frutto la precedente passione e interesse per la poesia sarda, la
costruzione di un violino... La sofferta decisione della tracheostomia ha
ridato impulso a non concedere ulteriori margini all'avanzamento del deserto,
il periodo immediatamente precedente era infatti stato caratterizzato dal buio
e dalla rassegnazione. Decisi, per l'amore che mi circondava e che ero in grado di contraccambiare,
che dovevo ridare fiducia alla vita e alla speranza. Ripresi a scrivere, ero
riuscito, durante gli anni della malattia, a pubblicare alcuni libri, e le note del violino risuonarono più di una volta nella mia stanza. Ero sempre
circondato da amici, le visite di colleghi ed ex-studenti mi erano di grande
stimolo, e poi c'erano i miei familiari per i quali dovevo continuare ad essere
un punto di riferimento. Con fatica ripresi le attività bruscamente interrotte durante il lungo periodo
della rianimazione e mi sforzavo a dare continuità e organicità a quei momenti
rubati alle cure, medicazioni e alla malattia. Iniziai, anche grazie alla disponibilità dell'equipe medica, a lasciare il
sicuro ma limitante labirinto della mia stanza; diverse sono state le giornate
trascorse lontano da quelle quattro mura. Sono stato al mare, in campagna e ho
ripreso anche a partecipare a momenti pubblici, come la presentazione di un
calendario che curo ormai da 15 anni, e quella dell'ultimo libro
pubblicato.
Non so se si tratti di un'isola
felice, ma nel nostro territorio l'assistenza é più che soddisfacente.
I problemi sono comunque sempre
dietro l'angolo; sento molto la limitazione della libertà dei miei familiari,
soprattutto di mia moglie, e la preoccupazione per il futuro dei miei figli
ancora adolescenti. I fondi regionali sono appena sufficienti a garantire un discreto
standard di assistenza ( un aiuto per le faccende domestiche e la vigilanza
notturna). Viviamo dalla mia pensione, anche perché mia moglie ha deciso di vendere la sua
attività commerciale per potermi seguire meglio. Anche in questo periodo di
tagli sconclusionati e di inutili spese ( vedi il caso dei vaccini per
l'influenza di tipo A ) da parte del Ministero della Sanità, credo sia
importante fare sentire le nostre richieste per una vita più dignitosa per noi
e le nostre famiglie. I fondi, che vengono sempre erogati con colpevole
ritardo, sono a malapena sufficienti a garantire una adeguata assistenza, siamo
spesso costretti ad attingere ai nostri risparmi che vorremmo utilizzare per il
futuro dei figli.
Esiste una enorme disparità tra
quanto si spende in una rianimazione e la somma destinata alla presa in carico
della famiglia, basterebbe un pò di buon senso per trovare un compromesso. Sono
inoltre a conoscenza di una legge che dà diritto a due anni di aspettativa per
il coniuge della persona malata, mentre nulla é previsto per chi ha
volontariamente deciso di abbandonare il lavoro per poter meglio seguire i
propri cari. Si sta per riconoscere il lavoro alle casalinghe mentre nulla si
fa per aiutare chi tra le molte rinunce, é costretta a mettere da parte la
propria libertà. Sapevo che alla fine mi sarei ritrovato a battere la lingua dove il dente duole
(naturalmente solo in senso figurato!?), ma ritengo sia compito
dell'associazione portare avanti le istanze che possano garantire un migliore
tenore di vita a noi ma in modo particolare alle nostre famiglie.
Da parte nostra c'é e ci sarà il
desiderio di rimanere aggrappati alla vita e la volontà di continuare a darle
un senso.
Un abbraccio
Angelo Carboni e famiglia.
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LA TESTIMONIANZA DI PIERALDO PORRU
Buongiorno
Mi chiamo
Pieraldo, ho 50 anni e sono sposato da 27. Ho due figlie di 23 e 19 anni. Sono
di Tonara, un piccolo paese del Gennargentu. Intorno al 88 sono iniziati i miei
problemi: sclerosi multipla con neurite ottica retro bulbare. La sclerosi
multipla mi ha causato problemi soprattutto agli occhi e alle gambe. Nel 2005,
questi ultimi, si sono intensificati al punto da non potermi più reggere in
piedi senza un sostegno. Nel giro di due anni si sono presentate disfagia e
disartria. La neurologa che mi ha sempre seguito, ha identificato questi
problemi come un aggravamento della SM. Ma ho iniziato ad avere problemi
respiratori, e, già dal referto della mia prima visita pneumologiaca, giugno
2007, accanto al mio nome, si può leggera SLA. un mese dopo l’ elettromiografia
ha evidenziato la presenza di fascicolazioni agli arti e alla lingua. SLA.
Inseguito alla diagnosi sono stato ricoverato al Besta di Milano. Vogliono
studiare il mio caso; in letteratura si riportano solo quattro casi al mondo di
persone che presentano entrambe le patologie. la mappatura dei geni però non
evidenzia niente di speciale nel mio DNA. niente
Al Besta mi
hanno consigliato di farmi impiantare la
PEG e con essa sono cominciati i primi disagi legati
all’isolamento. Il mio paese è molto distante da Nuoro quindi, se ho bisogno di
qualche visita specialistica, devo affrontare un viaggio di un ora perché non
mi vengono fornite le visite a domicilio. Ho continuato così, solamente con
l’aiuto della mia famiglia, fino a marzo 2009 quando spostarsi è diventato
impossibile. Aumentano anche i problemi respiratori e comincio a pensare alla
tracheostomia. Sono molto spaventato perché coloro che si occupano di queste cose mi hanno detto che se farò
questo passo non potrò tornare a casa, ma sarò costretto ad andare in RSA:
nella zona dove vivo non ci sono le condizioni adatte per poter tornare a
casa. Sotto consiglio del mio medico di
base, in aprile 09, mi sono recato nel reparto di pneumologia dell’ ospedale di Nuoro per essere
ricoverato e avere un supporto con la ventilazione non invasiva. Sono stato
rimandato a casa per mancanza di personale: una pneumologa in ferie e una in
malattia. Mi è stato solamente detto di assumere l’ ossigeno, di fare un emogas
10 giorni dopo e di riferire i dati per telefono. È il 18 aprile. Il 24 aprile
ho affrontato un viaggio molto faticoso a Cagliari per un consulto col dott.
Borghero..o faccio la tracheotomia entro una settimana o sarà la fine di tutto.
Come previsto
la situazione è precipitata e, il 29 aprile, solamente cinque giorni dopo, mia
moglie mi porta a Nuoro per un ricovero.
Crisi respiratoria. Ma al reparto di
pneumologia non avevano detto che era tutto a posto? Quando mi sveglio sono
in rianimazione e li decido per la tracheostomia. Intanto mi viene riferito che
la rianimazione di Nuoro segue gli ammalati a domicilio per una distanza
massima di mezz’ ora di viaggio e che convenzionare un anestesista costa
troppo. Fortunatamente il mio medico di base è anestesista e, grazie alla sua
disponibilità, dopo 77 giorni di ricovero, sono tornato finalmente a casa..
Tuttavia è proprio dopo il mio ritorno a casa che la situazione è diventata
insostenibile. La casa è diventata un ospedale e la mia, una famiglia di
infermieri. Non mi viene fornito nessun supporto psicologico e, per molto
tempo, ci sono solamente incomprensioni tra me e le persone che si occupano di
me, tali da rendere una situazione già complicata, estenuante .
Il distretto di
Sorgono in teoria dovrebbe occuparsi di me, ma è la pratica che manca. Ottenere
ciò di cui ho bisogno dalla farmacia ospedaliera diventa una vera impresa a
causa della mancanza di disponibità dei dipendenti.
Man mano che
passano i mesi la mia ospedalizzazione domiciliare comincia a stabilizzarsi; il
personale della rianimazione di Nuoro è sempre disponibile nonostante le
difficoltà e la carenza di personale.
Col cambiamento delle direttive però si passa
da “ospedalizzazione domiciliare” a “ ADI”. L’ UVT di Sorgono non soddisfa le
mie esigenze. È addirittura 4 mesi che ho fatto la richiesta per una visita
oculistica ma ancora niente.
E’ stato
attivato un service per la fornitura degli ausili e del materiale di consumo;
questa attivazione, non ha fatto altro che peggiorare le cose. hanno riempito
la mia casa con un doppione di ausili che già possiedo, compreso un letto e un
sollevatore che, fra l’altro, non è neanche adatto ad un malato di SLA. Non mi
è stato fornito invece ciò di cui ancora ho bisogno. Intanto mia moglie deve
combattere ogni giorno con la burocrazia e tutte quelle persone che invece di
risolvere i nostri problemi mettono i bastoni fra le ruote a coloro che hanno a
cuore la nostra situazione.
I corsi di
addestramento per il personale infermieristico sono partiti i primi del maggio
2010 con un anno di ritardo da quando furono predisposti.. Nel frattempo mi
devo arrangiare con 20.000 euro l’anno di finanziamento regionale, che a mala
pena copre 6 ore al giorno per un solo assistente che si occupi dell’igiene
personale.
Quest’anno
però, per il mese di luglio quei soldi neanche ce li avremo, perché la pratica
del progetto ‘rientro a casa’ al momento è dimenticata da febbraio dentro
qualche cassetto.
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LE TESTIMONIANZE DI MARISELLA E DI MASSIMO

PENSIERI DI MARISELLA
La SLA fa tremare
Spaventa
Fa inciampare
Fa cadere
Frattura
Fa zoppicare
Indebolisce
Affatica
Irrigidisce
Immobilizza
Fa ridere senza motivo
Fa piangere senza motivo
Rende muti
Non fa deglutire
Fa tossire
Toglie il fiato
Soffoca
Fa sbadigliare
Fa perdere saliva
Fa dimagrire
Fa ingrassare
Deforma
Abbruttisce
Deprime
Isola
Reclude
Lega
Attanaglia
Strozza ….. Soffoca
UCCIDE!!!
La Mente in questo delirio di
sintomi rimane lucida a registrare quello che accade, a cercare di vivere,
nonostante tutto, una vita-non vita, con dignità.
L’Animo si
perde e si ritrova, molla gli ormeggi poi si ancora a ciò che sembra forte (una
speranza che diventa illusione), torna in balia delle onde, fluttua, si
inabissa e risale in superficie e un raggio di sole, una dolce brezza
ritemprano lo spirito. Un sorriso, una carezza, una risata argentina, una
manifestazione di sincero affetto ti ricordano che ci sei, che se sei amata
puoi farcela, che puoi ancora avere il tuo ruolo di madre, di moglie.
I Pensieri affollano
la mente: corrono, si rincorrono, si fermano, tornano indietro, ripartono in un
incessante movimento, quasi a contrastare l’immobilità del corpo.
Un pensiero fra tutti mi assale con il
suo carico di angoscia: il pensiero del futuro che purtroppo è sempre più
vicino. Mi vedo costretta in un letto: i miei occhi, unica fessura della
prigione che io sono diventata per me stessa, da quella fessura osservo il
mondo, come tacita testimone di una vita che non è più la mia.
Il mio DIRITTO DI VIVERE in quelle
condizioni nega il diritto di vivere ai miei figli e a mio marito. La
sofferenza, la fatica, il senso del dovere graveranno su di loro come macigni,
tarpando le loro ali, negando ogni libertà di scelta. Forse io riuscirò a fare
dei miei occhi lo specchio della mia anima, comunicare loro i miei sentimenti,
trasmettere amore, serenità, buoni consigli. Ma quale sarà il piatto più
pesante della bilancia, quello della sofferenza, del sacrificio, del dovere
oppure quello dei sentimenti reciproci che ci legano?
In quella situazione potrò ancora
contare qualcosa ed essere utile piuttosto che un peso?
Oggi è ancora presente il tempo del
fare o meglio del provare a fare, il tempo dell’essere o del provare ad
esserci.
La mia mente ora mi ordina come un imperativo
categorico “serenità”.Dalla mia serenità dipende quella di chi mi sta accanto.
Bisogna normalizzare la situazione, adattandosi ad ogni cambiamento imposto
dalla malattia, evitando l’autocommiserazione per non essere compianti. La
serenità viene meno quando intorno a me vedo la fatica,la stanchezza e di
conseguenza l’assistenza diventa pesante, dovere compiuto controvoglia. In quel
momento sento quanto io sia malata, completamente dipendente dagli altri e
quanto la Sla stia sconvolgendo la mia famiglia. Allora mi sento in colpa per
una colpa che non ho. Colpa perché non seguo più Gabriele nella crescita,
perché non sono più una forza per Massimo o una madre attiva per Lara. Allora
sono solo un problema in più.
Aprile 2009
Oggi è già domani!!
Stamattina mi metteranno la PEG e a
breve mi faranno la tracheotomia!
Eccomi giunta al fatidico bivio
:tracheo-non tracheo-tracheo = andare avanti o finirla qui = VIVERE O MORIRE??
Ho scelto di vivere.
Potrebbe sembrare una scelta egoista,
in realtà è altruista e coraggiosa!
Perché ci vuole più coraggio a
continuare a vivere in queste condizioni piuttosto che scegliere di morire!!
Maggio
2010
Oggi, a distanza di 5 anni
dai primi sintomi e 8 mesi dalla tracheostomia,posso dire che ci sono ancora e
vivo.Dal mio letto di inferma partecipo grazie alle amorevoli attenzioni dei
miei cari al quotidiano familiare, con il suo fardello di problemi ma anche con
le sue gioie. Certo, i momenti di angoscia e di sconforto non mancano ma
preferisco guardare i fiori del mio giardino piuttosto che le foglie che
cadono!Fisicamente sono un burattino senza fili o quella bambola di pezza che
faceva bella mostra nella mia cameretta da bambina:" Lulù dagli occhi
blu".
Mi possono prendere e
riprendere, sollevare, girare;una bambola dunque, ma pensante e con un cuore
che batte!
“Cogito… et
amo ergo sum!”
La forza demoniaca della Sla si è impossessata
del mio corpo immobilizzandolo,ma non del mio spirito, che si nutre da quella
forza pura e inviolata che si chiama "Voglia di Vivere ". LA TESTIMONIANZA DEL MARITO MASSIMO
Cari amici,
oggi
è una giornata speciale, molto speciale. Mi sarebbe piaciuto tanto condividerla
con Voi tutti ma non è stato possibile, per tanti motivi.
La
mia testa è affollata da innumerevoli pensieri, sentimenti forti e
contrastanti; il mio fisico è stanco ed affaticato e il mio spirito è
prigioniero di colori che assumono
tonalità e luce opposta.
Mi
sento vessato ed allo stesso tempo impotente, provo rabbia per ciò che
quotidianamente osservo e vivo, tristezza per la condizione in cui versano i malati
e le loro famiglie ……
Come
dire, al danno la beffa.
Inutile
ribadire che la nostra amica Sla ha il potere di annientare tutto ciò che le
capita a tiro, come un virus distruttivo, un acido formidabile. Personalmente
penso che molti protagonisti, diretti ed indirietti, favoriscano la condizione
di disagio.
Ognuno
è chiamato a fare la propria parte per cercare di lenire gli effetti del
“torchio”. Molti potrebbero migliorare la situazione soltanto aumentando la
capacità di ascolto e di comunicazione; taluni potrebbero incidere significativamente per qualificare le risorse
tecnologiche e umane; taluni potrebbero favorire un percorso di fede, altri
potrebbero adoperarsi per definire/risolvere i problemi finanziari ecc. ecc.
Sono cose stranote e straparlate con tutti ed in tutte le sedi; però nulla
cambia, nessuno prende in mano la situazione in modo serio e programmato.
E
intanto il tempo passa, anzi colgo l’occasione per salutare il Sig. Caboni e
tutti i familiari, Caterina in particolare, Tiu Giovanne se ne andato il mese
scorso, e così facendo continuiamo a perdere amici per strada.
Nessuno
ha colpa se in un nucleo familiare si annida la Sla, ma tutti hanno colpa
perché non si fa niente o si fa molto poco. Personalmente conosco dei casi
tragici in cui la Sla ha già fatto il suo corso e ha lasciato un silenzio ed
una solitudine mortale nell’unico familiare sopravvissuto; non posso accettare che l’unico collegamento,
seppure telefonico, con quella persona
sia io che chiamo da duemila Km di distanza. Forse c’è qualcosa che non gira
bene e noi dobbiamo, una volta per tutte, prendere posizione ed adoperarci
affinchè queste famiglie, prima, durante e dopo possano godere di aree di
comfort necessarie all’accettazione e alla serena convivenza con il “torchio”.
Quello
che non si è ben capito è rappresentato dal fatto che la serenità di un malato
necessariamente passa attraverso la serenità dei familiari più stretti
(mogli/mariti e figli) e se non capiamo questo semplicissimo concetto,
falliremo sempre tutti e potremmo ottenere successi interlocutori ma non
definitivi. Noi non dobbiamo avere problemi finanziari, amministrativi, di
forniture ecc. ecc. questi problemi accentuano il problema.
Mi
rivolgo con questo documento a tutta questa bella ed autorevole assemblea con l’auspicio che questo mio
sintetico pensiero sia stimolo e propellente per continuare un lavoro duro,
faticoso e tortuoso che mi vede quale soggetto “passivo” e pertanto poco
funzionale alla causa dei malati e dei familiari, la serenità.
“La serenità alimenta
l’amore ed io personalmente ho la fortuna di amare e ricevere amore da una donna meravigliosa dalla quale ho solo da
apprendere perché è modello di dignità di vita e di amore che passa attraverso la luce dei suoi occhi”.
Grazie
per l’attenzione e grazie a te Marisella
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