“Il nostro cammino in bici verso Santiago”


nel libro di Salvatore Trumino il racconto di un’esperienza che cambia la vita

“Ciao Campione, eccoci qui a Finisterre! Qui finisce il nostro viaggio ma non morirà mai la nostra speranza.  Tu mi hai dato la forza ed il coraggio per tutto questo Caminho (come dicono i portoghesi). Ho avuto giorni difficili, ma non ho mai mollato di un solo centimetro, NON MOLLARE MAI..come mi hai insegnato TU grande amico mio. Oggi siamo giunti al km 0, qui un tempo si diceva che finisse la terra, che finisse il Mondo: ma noi abbiamo scoperto che non era così, come scopriremo un giorno (PRESTO) che potremmo vivere in un mondo senza Sla”. (Messaggio di Salvatore Trumino a Michele La Pusata, giugno 2017)

Non è solo un viaggio, ma un percorso più ampio e ricco di significati “Il Nostro Cammino in bici verso Santiago” narrato da Salvatore Totò Trumino nel suo omonimo libro edito da NullaDie (12 euro).

Intendiamoci: Trumino, siciliano di Piazza Armerina, appassionato ciclista e pellegrino, anche “hospitalero” di altri pellegrini, accompagna davvero passo dopo passo (meglio, pedalata dopo pedalata) noi lettori fino a Compostela passando attraverso le varie stazioni di accoglienza incontrate sulla strada, ma soprattutto condivide pubblicamente il suo tragitto interiore stimolandoci a compiere il nostro.

“Il nostro Cammino in bici verso Santiago” è figlio di un mondo reale e narrativo. Un mondo in cui trovano spazio la Sicilia, terra natale, ed i Paesi che Trumino ha visitato spinto anche dalla sua grande passione per i viaggi. Di quell’universo fanno però parte anche gli affetti, in primis quelli reciproci per la famiglia e gli amici fraterni come Michele La Pusata, “Guerriero” che  – con il suo peculiare modo di combattere la sua malattia – è diventato testimonianza e riferimento per altre persone che vivono la sua stessa condizione, sia da referente Aisla di Enna sia da consigliere nazionale dell’Associazione.

Proprio a Michele La Pusata e a tutte le altre persone con Sla nel giugno 2017 Trumino e il suo compagno di viaggio Luciano Caruso hanno dedicato il loro speciale cammino di Santiago sulle due ruote, partendo da Lisbona, con maglie e bandiere di Aisla, per percorrere 800 chilometri fino a giungere a destinazione.  Un’esperienza computa anche dal fratello di Michele La Pusata, Salvatore, e da un gruppo di pellegrini che hanno a loro volta percorso a piedi più di 300 chilometri da Oviedo a Santiago.

Alla fine del viaggio, coincisa con la Giornata Mondiale per la lotta  alla Sla del 21 giugno, i due ciclisti hanno lasciato le bandiere Aisla nella cripta di San Giacomo, all’interno della Cattedrale di Santiago di Compostela, e al Santuario della Madonna di Fatima.

Gesti concreti che testimoniano il valore anche ideale, simbolico e spirituale assunto dall’esperienza del Cammino svelata nelle pagine del libro.

Da sinistra i due amici Michele La Pusata e Totò Trumino

Di conseguenza, l’iniziale diario di viaggio si trasforma ben presto in qualcosa di più: un vero e proprio romanzo, dove l’ambientazione fisica viene in definitiva ad assumere un ruolo quasi secondario rispetto alle esperienze vissute, alle emozioni ed ai sentimenti provati, ai personaggi incontrati e a quanto essi hanno saputo trasmettere all’autore lungo il Cammino.

Un viaggio quindi “doppio”, in grado di toccare da un lato estremità geografiche (Finisterre, dove ora c’è il cippo del km “zero” del Cammino ed un tempo si pensava che finisse il mondo) e dall’altro quelli più profondi dell’interiorità, dove il Cammino può proseguire addirittura per sempre. Soprattutto una volta rientrati a casa, quando ci si rende conto che a mutare non sono tanto le cose, quanto la prospettiva diversa, più lucida e profonda, data dal modo (e dai “nuovi” occhi a disposizione)  con cui le si osserva.

Il km “zero” del Cammino a Finisterre

Trumino ci consegna così un racconto che ognuno di noi può far “decantare” in base alla propria sensibilità ed esperienza di vita. Riesce a trasmettere le emozioni ma anche i disagi ed i piccoli piaceri che derivano da un viaggio lungo e faticoso. Non solo: fa “tintinnare” soavemente i campanellini dell’anima, stimola in ciascuno l’introspezione e la riflessione sulla disponibilità a mettersi in gioco a tutti i livelli, per trovare forse proprio da sé stessi le risposte più autentiche e sorprendenti allo stesso tempo.

Completano il volume un’introduzione di mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, una prefazione di Fiorella Ferrari e una postfazione di Maurizio Prestifilippo.

Filippo Bezio

 

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