Il 5 per mille: come donano gli italiani

fonte: sociale.it

Riportiamo questa interessante analisi della rivista Vita sulle destinazioni preferite dagli italiani per donare il 5 per mille.

Al volontariato e associazionismo sono andate il 53% delle risorse e rappresenta il 57% degli enti beneficiari; le Fondazioni – che sono il 4,5% degli enti beneficiari – hanno avuto il 36% delle risorse; le Cooperative sociali pur rappresentando il 12% degli enti beneficiari, hanno raccolto il 3,3% delle risorse e le associazioni sportive dilettantistiche che sono il 16% degli enti beneficiari, hanno raccolto l’1,7%. Lo studio di Banca Etica sul 5 per mille

14 milioni di italiani, un contribuente su tre, hanno scelto di destinare il loro 5 per mille. Hanno scelto il non profit, liberamente. Ma quali ambiti di intervento privilegiano? Prediligono sostenere grandi o piccole organizzazioni? Sono più attenti all’impatto sul territorio o a obiettivi di valore universale? Risponde a queste domande lo studio di Banca Etica sul 5 per mille, presentato ieri a Milano. «Studiare il 5 per mille ci permette di cogliere l’attrattività delle organizzazioni di Terzo Settore, ma anche di comprendere l’evolversi dell’orientamento dei cittadini e di riflettere su quali elementi stiano influenzando le loro scelte», spiega l’istituto di credito nato vent’anni fa proprio per offrire servizi finanziari alle organizzazioni non profit e opportunità di utilizzo etico dei risparmi a tutti.

«Chiediamo alle istituzioni di varare in fretta le disposizioni attuative della Riforma del Terzo Settore, compresa la velocizzazione delle procedure di versamento delle somme assegnate agli enti», ha detto Claudia Fiaschi, portavoce del Forum per il Terzo Settore a margine dell’evento. «È necessario superare il tetto delle risorse, per evitare che, come successo in passato, siano erogati anche 100 milioni di euro in meno l’anno: occorre stanziare una cifra in linea con il trend di crescita delle scelte dei contribuenti. Chiediamo anche una diversa distribuzione del cosiddetto “inoptato”, ovvero quella parte di 5 per mille scelto dai contribuenti senza indicare una specifica organizzazione destinataria: si tratta di una cifra che va dal 10 al 15% del totale redistribuito. In particolare è importante che venga utilizzata parte di queste risorse per sostenere maggiormente le organizzazioni più piccole e migliorare la loro capacità di fare attività di fundraising».

I dati della ricerca

Nel 2017 hanno scelto di destinare il 5 per mille al Terzo Settore 14 milioni di contribuenti su un totale di 41,2 milioni: 1 su 3. La crescita è del +38% rispetto al 2006. Numeri in crescita e importanti, che evidenziano tuttavia anche «come ci sia ancora ampio margine di crescita per far conoscere lo strumento a quei 27 milioni di contribuenti che non lo utilizzano ancora».

Lazio, Lombardia e Liguria sono le Regioni in cui il 5 per mille “piace” di più: rispettivamente hanno firmato il 76%, il 63% e il 41% dei contribuenti. Regioni fanalino di coda sono invece Abruzzo (13%), Sardegna e Campania (14%). In Lombardia, tra il 2006 e il 2017 sono andati ben 1,78 miliardi di euro, pari al 37,73% del valore del 5 per mille complessivo. Il 57,7% delle risorse è stato raccolto da Lombardia e Lazio. Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Liguria sommate, raccolgono il 21,8% delle risorse. La classifica è ovviamente condizionata dal posizionamento della sede delle organizzazioni più grandi, ma anche dalla storia del non profit, con una prevalenza delle regioni che hanno ospitato più di altre lo sviluppo del non profit in Italia.

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Guardando al solo 2017 il quadro è molto simile: il 55,7% dell’importo totale raccolto è andato in Lombardia e Lazio, mentre Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana raccolgono, insieme, il 23,2% delle risorse. Le organizzazioni con sedi in sei regioni “assorbono” da sole il 79% del raccolto. Il restante 21% si distribuisce tra le altre 15 regioni italiane – Liguria, Campania, Puglia, Sicilia, Marche, Friuli Venezia Giulia, Bolzano, Calabria, Sardegna, Umbria, Abruzzo, Trento, Basilicata, Molise, Valle d’Aosta – in alcune regioni con percentuali davvero basse. Eppure tra il 2016 e il 2017, da questo punto di vista, si notano dei trend: Lombardia e Lazio rimangono le regioni con gli importi donati più elevati e senza scostamenti apprezzabili rispetto all’anno precedente (Lazio -0,8%, Lombardia +0,1%), ma notiamo che in Abruzzo l’importo donato è aumentato del 5% e anche in Campania e nelle Marche il 5 per mille è aumentato di poco più del 4%. Su base annua le diminuzioni più importanti le troviamo in Liguria (-2,7%) e in Calabria (-1,2%).

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Lo studio di Banca Etica evidenzia un nesso tra istruzione e fiducia: nei territori dove ci sono più laureati e persone con titolo di educazione secondaria, aumenta la quota di contribuenti che scelgono di utilizzare il 5 per mille. Interessante anche la correlazione con il livello di fiducia generalizzata contenuto nel rapporto BES 2018 di Istat (il livello di fiducia generalizzata è definito come la percentuale di persone di 14 anni e più che ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia, ndr): nelle Regioni caratterizzate da bassi tassi di fiducia si tende a utilizzare molto meno il 5 per mille.

Nel 2019 verranno erogati 495,8 milioni di euro di contributi relativi all’anno fiscale 2017 veicolati attraverso il 5 per mille. La platea delle organizzazioni beneficiarie è più che raddoppiata (+103,4%) tra il 2006 e il 2017 passando da 29.840 enti beneficiari a 60.705. Tale aumento ha comportato una diminuzione dell’importo medio percepito dalle organizzazioni tra il 2006 e il 2017: si passa da 11.325 (nel 2006) a 8.168 euro (nel 2017), con una riduzione del 27,8%. Anche nel 2017 è il Lazio la regione con l’importo medio erogato per anno e per ente più alto, pari a 18.482 euro. Seguono poi Lombardia con 15.596 euro e Liguria con 10.402. Queste tre regioni si confermano al di sopra della media nazionale, pari a 8.168 euro, in calo dell’8,6% rispetto agli 8.939 euro di contributo medio ricevuto grazie al 5 per mille del 2016. In pratica, da un lato dove ci sono le organizzazioni più note e più grandi e dove il volontariato si è sviluppato in modo più strutturato si riescono a convogliare più risorse, mentre dall’altro il fatto che il valore medio degli importi erogati continua a diminuire, in modo meno che proporzionale rispetto all’aumento degli enti beneficiari che accedono al contributo, riflette la crescente attenzione che gli italiani danno al 5 per mille.

Quanto vale il 5 per mille del singolo contribuente? In media ogni donatore veicola 35 euro, un dato invariato rispetto al 2016 ma che è cresciuto del +6,6% dal 2006. Il valore medio del 5 per mille più alto è quello del contribuente lombardo (41 euro), contro i 26 euro del contribuente di Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata. Le regioni in cui l’importo medio del 5 per mille è cresciuto di più fra il 2006 e il 2017 sono Piemonte (+27,5%), Basilicata (+26,7%), Bolzano (+25,9%) e l’Umbria (+25,3%).

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Per comprendere meglio come gli italiani veicolano le risorse del 5 per mille, lo studio di Banca Etica ha riclassificato i dati dell’Agenzia delle Entrate al fine di ottenere una panoramica completa delle categorie di beneficiari. Al posto degli “elenchi” del 5 per mille che troviamo sul sito dell’Agenzia delle Entrate, i dati così sono stati suddivisi per Volontariato e altre associazioni; Associazioni sportive dilettantistiche (ASD); Cooperative sociali; Fondazioni; Comuni e pro loco (due categorie “estranee” al settore del non profit).

Analizzando tutto il periodo tra il 2006 e il 2017, al volontariato e associazionismo sono andate il 53% delle risorse e rappresenta il 57% degli enti beneficiari; le Fondazioni – che sono il 4,5% degli enti beneficiari – hanno avuto il 36% delle risorse; le Cooperative sociali che sono il 12% degli enti beneficiari hanno avuto il 3,3% delle risorse e le associazioni sportive dilettantistiche, che sono il 16% degli enti beneficiari, hanno raccolto l’1,7% delle risorse.

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Questa l’analisi di Banca Etica: «nella scelta dei contribuenti pesano molto la qualità della relazione tra il contribuente stesso e l’organizzazione beneficiaria, la fiducia che il contribuente ripone in quell’organizzazione, la capacità di promozione sui media. Se il volontariato e il mondo dell’associazionismo, primi nella classifica degli importi raccolti, possono contare su una rete diffusa di volontari, beneficiari, sostenitori, il caso delle Fondazioni ci mostra come la capacità di promozione sui media sia un driver fondamentale per la raccolta del 5 per mille. Poche organizzazioni infatti riescono ad attrarre oltre un terzo delle risorse, anche grazie ad una forte sensibilità degli italiani verso i temi della ricerca scientifica e sanitaria per il contrasto ad alcune malattie. La Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) scontano sicuramente il fatto di essere spesso organizzazioni di piccole dimensioni radicate sul territorio, molto popolari presso i propri associati, ma in difficoltà nell’attrarre risorse da altri canali. Diverso ancora il caso delle Cooperative Sociali, che, pur rappresentando il 12% degli enti beneficiari, raccolgono molto poco: indice di ampi spazi di miglioramento nel rendere visibile il proprio operato nelle comunità e nel creare relazioni di valore con la rete estesa dei beneficiari dell’attività a favore di persone in condizione di fragilità. Secondo l’Istat sono quasi 3 milioni i destinatari dei servizi delle cooperative sociali e sono oltre 380.000 gli occupati nelle circa 14.200 cooperative sociali italiane ed è facile intuire la dimensione del bacino di potenziali sostenitori delle cooperative sociali rispetto ai soli 496.000 donatori che, in media, hanno scelto ogni anno questo settore tra il 2006 e il 2017».

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La classifica degli enti beneficiari evidenzia l’elevata concentrazione nella distribuzione delle risorse, non solo per categoria, ma anche per singoli enti. I primi 10 enti beneficiari per importo infatti raccolgono il 26,7% del totale delle risorse erogate nel 2017, pari a quasi 134,5 milioni di euro. Le fondazioni percepiscono gli importi medi più alti, in particolare quelle che si occupano di ricerca sanitaria ricevono 1,4 milioni di euro l’anno di media. Seguono poi le associazioni di volontariato con circa 9.000 euro in media, le cooperative sociali con quasi 3.000 euro e le associazioni sportive dilettantistiche con 2.000 euro.

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Il 5 per mille e le banche

Gli enti beneficiari del 5 per mille in media devono aspettare tra i 12 e i 24 mesi per vedersi accreditare le somme indirizzate dalle scelte dei cittadini. Spesso però i fondi sono necessari in tempi più rapidi e le banche hanno risposto a questa necessità offrendo servizi finanziari dedicati.

Le proposte delle banche si sono concentrate su credito in forma di anticipazione del contributo approvato e in corso di erogazione (in questo caso la banca anticipa all’ente una quota tra l’80 e il 100% dell’importo, per i mesi necessari all’Agenzia delle entrate per la liquidazione) e credito in forma di fido, collegato all’importo medio ricevuto dall’ente negli ultimi anni (in questo caso il grado di rischio è maggiore per l’intermediario finanziario ma è anche più significativa l’opportunità per l’ente, che può con maggiore tempo a disposizione ed elasticità di utilizzo disporre delle risorse finanziarie).

I dati relativi alla canalizzazione dei flussi 5 per mille verso istituti finanziari, dicono che il 27% degli enti canalizzano il 56% delle risorse complessive su soli 7 istituti (incluse le Poste), mentre il restante 73% degli enti, per il 44% delle risorse, si affida in modo diffuso alle restanti 591 banche. Le organizzazioni non profit clienti di Banca Etica che hanno avuto contributi tramite il 5 per mille nel 2016 (ultimo anno disponibile) sono 1.934; nel complesso hanno ricevuto circa 76,5 milioni di euro pari al 15,5% del totale. Questi dati confermano Banca Etica tra le primissime banche italiani scelte dal Terzo Settore e conferma la vocazione del primo istituto italiano di finanza etica a servire organizzazioni impegnate in attività sociali.

«Non sono anni facili per chi si occupa di sociale in Italia: sono sistemici i tentativi di screditare con la parola “buonismo” una parte del Terzo Settore. Noi di Banca Etica sappiamo che il non profit italiano è invece un pilastro fondamentale per offrire opportunità a chi vive condizioni di fragilità, per far crescere una cultura della diversità e dell’accoglienza, per migliorare la qualità della vita nelle nostre comunità. Un vero bene comune da promuovere e sostenere affinché possa svilupparsi ancora più forte, sano e trasparente», ha detto Anna Fasano, presidente di Banca Etica. «Per tutti noi la sfida è ora quella della misurazione d’impatto: stiamo lavorando per sviluppare insieme metodologie di rendicontazione puntuale del valore sociale e ambientale che siamo capaci di produrre».

Per Ivan Nissoli, presidente di CSV di Milano, «gli strumenti finanziari messi a disposizione dalle banche, a partire da Banca Etica, hanno sostenuto il non profit in un periodo complesso di crisi economica. La stessa Riforma del Terzo Settore lancia la sfida dell’avvicinamento e della contaminazione degli enti del terzo settore con soggetti “altri”, tra i quali le banche. Attenzione però che il non profit non si avvicini al profit con un approccio esclusivamente finanziario e che il profit non usi il non profit per lavarsi la coscienza. La sfida oggi è sul filo dell’innovazione sociale, dove il tavolo di progettazione è comune e a più mani: non profit, aziende, istituzioni e mondo bancario. Solo insieme si può. Ognuno con le sue specificità, per scrivere nuovi strumenti, nuove prospettive e nuove azioni».

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