“Attenti caduta metafore”


la nuova raccolta di poesie di Renato Nisticò

Nuova raccolta di poesie per Renato Nisticò, calabrese classe 1960 che, per l’editore Donzelli, qualche mese fa ha pubblicato “Attenti caduta metafore”.

Già autore di vari saggi e monografie, di un primo libro di poesie Regno Mobile. Poesie 1980-1990 (Mobydick, 2001) e del romanzo L’arcavacànte. Storia di anarchici, lupi e ragazze (Mobydick, 2006) Nisticò, che da oltre un decennio sta combattendo contro la Sla,  stavolta è tornato a cimentarsi con i versi.

Ad aprire il primo componimento “Deus absconditus” è una citazione di Walter Benjamin: «La pietra è lo stadio più basso della creatura». Proprio la pietra ritorna ed è evocata simbolicamente più volte, come nella poesia che dà anche il titolo al libro.

In “Attenti caduta metafore” Nisticò, ex bibliotecario alla “Normale” di Pisa, studioso ed appassionato di letteratura firma una raccolta di lucida consapevolezza stilistica e poetica con l’intento programmatico  – poi effettivamente concretizzato – di riconquista della memoria.

Il confronto proposto al lettore è quello tra la vita e la morte: “La vita è una, non ammette altro da sé, / se pure ti ha fatto pensarlo”», dichiara la voce di un “io” frantumato e consapevole del termine cui tende. E pertanto in grado di vedere “sé” e “l’altro”, il proprio “io” ma anche “l’io” che potrebbe appartenere ad altri, dopo la fine.

Nel libro ci si imbatte in frammenti di vita vissuta nell’Italia degli ultimi venti-trent’anni: ricordi di scrittori del sud (Calogero) e di scritture lontane (Simone Weil, Baudelaire, Goethe); il volto di Adriano Sofri in cella; la seconda Repubblica a fine millennio; gli amori privati e il blues che accompagna viaggi e paesaggi di una nazione “accorta e moderata”. Ogni “presenza” diventa anche un pretesto per parlare in termini plurali della morte o della vita attraverso la morte. In ogni caso, la voce poetica di Nisticò ci persuade del fatto che  “vivere” e  “scrivere” sono esperienze davvero pregnanti: “I morti del muro non si sono aggiornati: i morti non si ammodernano mai. Eppure anche loro hanno una storia che ognuno di noi potrebbe narrare”.

“Attenti caduta metafore”  è un libro che emoziona e stimola i ricordi,  a cui accostarsi con delicatezza,  gioia e, perché no, anche con un sorriso. L’augurio è che Renato Nisticò non smetta di leggere, di scrivere, di produrre e  di comunicare, per emozionarci ancora una volta.

Filippo Bezio

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